La Juventus sta guardando all’interno per ricostruire un reparto scouting forte, capace di orientare le scelte di mercato in una fase di transizione. Sotto la guida di Carnevali, la direzione ha posto come prima priorità la ricostruzione dell’intera area, interpretando la necessità di una rete capillare in grado di scoprire talenti giovani, controllare i potenziali di sviluppo e fornire al club una pipeline affidabile per la prima squadra. Non si tratta solo di una ristrutturazione organizzativa: è una riflessione profonda sui metodi, sulle risorse e sulla cultura che portano una grande società a restare competitiva in un contesto globale sempre più esigente in termini di talento e di investimento. L’obiettivo non è semplicemente sostituire una figura o riempire una casella vuota, ma ridefinire un sistema che possa assistere la leadership sportiva nel prendere decisioni di alto valore a medio e lungo termine, bilanciando continuità e innovazione. Per capire l’impatto di questa scelta, è utile inquadrare il contesto: un club abituato a vincere ha bisogno di una macchina di scouting capace di individuare non solo il talento immediatamente pronto, ma anche i profili che possono crescere e maturare all’interno della cantera e della rosa attiva. In quest’ottica, la ricostruzione dell’area scouting non è una questione di numeri o di nomi: è una questione di cultura, di metodo e di fiducia nelle persone che lavorano dietro le quinte. Ogni scoring system, ogni contatto sul campo, ogni rapporto redatto dai collaboratori deve riflettere una filosofia comune, quella di una Juventus che vuole restare protagonista anche in era di cambiamento globale, dove i mercati emergenti, le nuove generazioni di giocatori e le mutazioni del modello di mercato costringono a rivedere costantemente le priorità. È in questo quadro che si inseriscono le prime indicazioni su chi potrebbe guidare questa trasformazione, con una attenzione particolare alle figure interne che conoscono l’ambiente e alle new entry in grado di portare nuove energie senza spezzare l’equilibrio tra tradizione e innovazione.
Un contesto in evoluzione: perché la ricostruzione conti
La realtà contemporanea del calcio non ammette tentennamenti: la qualità dello scouting è diventata una componente determinante per la competitività della prima squadra, per la competitività del marchio e per la gestione oculata delle risorse. Le grandi operazioni di mercato non si decidono più soltanto in base a un talento singolo, ma su una catena di input che va dall’individuazione iniziale alla valutazione, alla formazione, al monitoraggio e, infine, all’integrazione nel gruppo. In questa cornice, la Juventus ha compreso che la ricostruzione dell’area scouting non è una semplice riforma organizzativa: è l’asse portante su cui costruire una strategia di lungo periodo. Un reparto scouting moderno deve saper intrecciare differenti competenze: talento rapido e potenziale a lungo termine, conoscenza del tessuto calcistico nazionale ed internazionale, capacità di lavorare in sinergia con il settore tecnico e con l’head scouting, e una gestione dei dati che sia utile ma non invasiva, capace di offrire indicazioni affidabili senza soffocare l’istinto professionale degli osservatori. in questa logica, la figura dell’amministratore delegato (AD) o del responsabile dell’area deve avere una visione integrata: una persona che non sia solo capace di leggere una scheda di talento, ma di costruire una rete, guidare un team, coordinare i rapporti con le altre funzioni e definire una filosofia di lavoro condivisa. È qui che si inseriscono i nomi sul tavolo delle candidature, i profili che hanno già lasciato tracce nel panorama italiano e internazionale, e l’attenzione a una gestione che privilegi la qualità umana oltre al pedigree tecnico. L’obiettivo è creare una squadra di scouting in grado di garantire una pipeline di talenti affidabile, capace di alimentare la prima squadra con giocatori in linea con la filosofia del club, ma anche sufficientemente elastici da adattarsi al cambiamento rapido del contesto competitivo. In questa direzione, la ricerca non è terminata con una selezione, ma è destinata a evolversi nel tempo, con un piano di sviluppo professionale chiaro e una cultura di apprendimento continuo che possa accompagnare i nuovi contratti, le promozioni interne e la crescita delle competenze strategiche del team.
I candidati principali e cosa li distingue
Nel flusso di nomi che stanno emergendo come potenziali guide dell’area scouting, tre figure hanno catturato l’attenzione come candidati chiave: Tognozzi, Cangini proveniente dal Sassuolo e Rossi. Ognuno di loro porta una combinazione diversa di esperienze, reti e approcci metodologici, ma tutti condividono l’obiettivo comune di costruire una banca dati di talento robusta e una rete di osservatori affidabile. Comprendere le caratteristiche di ciascun profilo aiuta a inquadrare quale tipo di leadership possa meglio integrarsi con la cultura juventina e quali rischi possonoesistere nella implementazione di una nuova architettura di scouting. L’analisi non si limita a conti e CV: riguarda soprattutto come queste figure immaginano la relazione tra osservatori sul campo, data analytics, formazione, contatti con la cantera e gestione di relazioni con il settore tecnico e il management. È una riflessione sul modo in cui si concepisce la







