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Mercato senza ds: come Milan potrebbe affidarsi a una pista interna e cosa cambia per il mercato

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Il Milan si trova in una fase delicata del mercato: non ha ancora chiuso definitivamente la strada a un ds esterno, come Krösche o Hardung, ma nello stesso tempo sta sondando una soluzione interna che permetta di accelerare le decisioni, ridurre i tempi di risposta e mantenere una coerenza di fondo tra scouting, sviluppo giovanile e politica di mercato. L’idea di una gestione coordinata dall’alto, con una catena di comando definita tra ciascun livello della struttura, si è percepita negli ultimi giorni come una possibile risposta alle esigenze del club: efficacia operativa, continuità della visione sportiva e, perché no, una maggiore responsabilizzazione di figure internazionali o italiane che già lavorano nell’orbita rossonera. La possibile collocazione di Calvelli e Kirovski come pilastri operativi accanto a Gardiner e Lomonte descrive un modello che cerca di coniugare esperienza, conoscenza del brand e capacità di gestione del giorno per giorno sul mercato.

Il contesto: perché Milano guarda all’interno della struttura

Il contesto odierno del calcio professionistico impone velocità, concentrazione di dati e una chiara attribuzione di responsabilità. In questa cornice, la figura tipicamente chiamata ds (direttore sportivo) assume un ruolo che va oltre la mera selezione di giocatori: è colui che integra i rapporti con l’area tecnica, gli osservatori, i prestiti, le cessioni di talento e l’armonizzazione con le strategie finanziarie. Quando un club come il Milan considera di ridisegnare la catena decisionale, è perché desidera ridurre le distanze tra l’identità del progetto sportivo e l’effettiva implementazione sul mercato. L’eventuale

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