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Juve Next Gen: la cassaforte che forgia talenti e alimenta la bilancia

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Nel mondo del calcio moderno, dove i costi scolpiscono i bilanci e i giorni di gloria possono essere accompagnati da conti in rosso, la Juventus ha intrapreso una strada sorprendentemente semplice eppure efficiente: trasformare la propria seconda squadra in una vera e propria cassaforte di valore. Dal 2018 a oggi la giostra della formazione e della valorizzazione dei talenti ha prodotto risultati economici significativi, con quasi 200 milioni di euro incassati dalle cessioni di giovani promesse. L’ultima operazione di spicco, quella che ancora risuona nelle discussioni di mercato, riguarda Muharemovic, ceduto per 19 milioni di euro, un segnale forte di come la rete di scouting, sviluppo e uscita dal club sia ormai un trait d’union tra sport e finanza. Ma la storia della Next Gen va oltre i numeri: è una filosofia di lavoro che mette al centro la crescita, la mentalità professionale e la capacità di adattarsi alle domande del mercato globale.

Il modello Next Gen: formazione, valorizzazione, cessione

La Juventus ha costruito negli anni un modello che guarda al presente senza perdere di vista il futuro. La seconda squadra, spesso denominata Next Gen, non è solo una passerella per i giovani talenti tra Primavera e prima squadra: è un laboratorio di valutazione, un ponte tra la cantera e i progetti della prima squadra. In questa cornice ogni giocatore ha un percorso definito, con obiettivi tecnici e obiettivi di mercato. L’idea è chiara: formare, migliorare, mostrare, vendere. E farlo in modo sostenibile, evitando di dilapidare risorse per investimenti che non si ripagano a breve o medio termine. Questa filosofia ha permesso di creare una sorta di

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