La Croazia arriva al Mondiale 2026 con una storia sportiva che incarna sia la gloria sia la necessità di reinventarsi. A dieci anni dal sorprendente trionfo della finalissima di Mosca 2018, la nazionale guidata da Luka Modrić si trova in una fase di transizione che, se accompagnata da una nuova generazione di talenti, potrebbe scrivere una pagina altrettanto affascinante della sua tradizione. Lungo le strade di Zagabria, negli stadi di provincia e nelle palestre dei centri sportivi, la vernice dorata delle medaglie non è più l’unico linguaggio. Ci sono volti giovani, idee nuove e una consapevolezza: l’orizzonte è più ampio quando si è disposti a capire che la sostenibilità è una questione di equilibrio tra passato e futuro, tra esperienza consolidata e innovazione tattica.
Una stagione di riflessione e di preparazione
La sosta olimpico-europea degli ultimi tempi ha dato tempo alla federazione croata di riflettere su cosa significhi competere ai massimi livelli nel contesto del 2026. Non si tratta solo di ripetere schemi consolidati, ma di adattare la materia prima al nuovo contesto. Modrić resta un punto di riferimento fondamentale, una persona capace di interpretare partite complesse con una lucidità che non perde mai di vista l’obiettivo. Allo stesso tempo, però, la squadra inizia a fare affidamento su una rete di giovani talenti che hanno mostrato segnali concreti di crescita nelle competizioni europee e nelle leghe nazionali. Ecco perché la discussione sull’identità della Croazia non è più un semplice







