L’Avola ha vissuto una svolta che, a breve termine, potrebbe rivelarsi decisiva non soltanto per la classifica ma per l’identità stessa del club. Dopo la storica promozione in Serie D, la società siciliana è chiamata a trasformare una stagione memorabile in un progetto sportivo sostenibile, capace di resistere alle pressioni di un campionato competitivo e di crescere senza dover inseguire improvvisazioni. L’attenzione è rivolta a una figura chiave che, se confermata, potrebbe accompagnare la club house in una fase delicata di pianificazione tecnica, economica e strutturale: il direttore sportivo. Le voci insistenti che circolano da settimane riferiscono di una candidatura forte, quella di Vittorio Strianese, come possibile responsabile della gestione del mercato, delle risorse umane legate al settore giovanile, e dell’organizzazione di una rete di contatti utile al salto di categoria. Non è una novità che, dopo una promozione, l’esigenza sia quella di puntare su professionalità in grado di mettere ordine nelle operazioni di mercato, di definire una strategia di crescita coerente con le risorse disponibili e di costruire un equilibrio tra competitività sportiva e sostenibilità economica. Ma cosa comporterebbe realmente l’ingresso di una figura come Strianese all’interno di un progetto che, pur ambizioso, deve restare realistico? E quali sono le condizioni che potrebbero convincere la dirigenza, gli sponsor e la tifoseria a fidarsi di una candidatura legata a un profilo specifico di dirigente sportivo?







