Nell’evoluzione recente del calcio mondiale, poche decisioni hanno provocato una riflessione così ampia come l’espansione della Coppa del Mondo da 32 a 48 squadre. L’annuncio, annunciato meno di un anno dopo l’arrivo di Gianni Infantino alla presidenza della FIFA, ha aperto una frattura tra sogni di partecipazione universale e dubbi sull’effettiva qualità del torneo. Da una parte, una promessa di sogni realizzabili per nazioni finora escluse dalla fase finale; dall’altra, una sfida organizzativa e sportiva di proporzioni mai viste, che ha costretto federazioni, club e tifosi a rinegoziare cosa significhi davvero competere al livello più alto del calcio maschile. La prima edizione a 48 squadre, disputata in Nord America e vinta dalla Spagna dopo 104 partite in poco più di cinque settimane, ha offerto prove concrete di entrambe le facce della medaglia: opportunità e complicazioni, entusiasmi e controindicazioni. In questo articolo esploriamo cosa ha funzionato, cosa è mancato, e quali domande potrebbero guidare il futuro del format







