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Collovati, Bagnoli e la rivoluzione silenziosa del Genoa: quando il 5-3-2 anticipò i tempi

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Quando si parla di cambiamenti profondi nel calcio italiano degli anni Ottanta, una figura spesso poco compresa tra i racconti canonici dei grandi trofei emerge tra le righe dei racconti di spogliatoio: Arrigo Bagnoli, noto ai più come il Mago della Bovisa. Due stagioni al Genoa hanno segnato non soltanto una pagina di carriera, ma un dovuto passaggio di consegna di una filosofia di gioco che, sebbene nata tra i richiami delle sirene liguri, aveva le sue radici in una Milano in versione dinamita tattica. In questo ritrattoudo, chi ci accompagna è Fulvio Collovati, campione del mondo nel 1982, che ha vissuto quella stagione a stretto contatto con il tecnico milanese. La memoria di Collovati non è una retrospettiva nostalgica, ma una testimonianza di come una mano ferma ma curiosa possa ridefinire lo stesso modo di pensare lo sport di squadra.

Il Genoa di Bagnoli, in quegli anni, non era una semplice compagine di combattenti in campo; era una piattaforma di idee. Si parlava poco di tattiche astratte e molto di come una squadra potesse essere equilibrata, fluida e, soprattutto, capace di raccontare una storia diversa agli avversari. Il Mago della Bovisa, soprannome che tuttora rimbalza tra i corridoi dello stadio e i caffè milanesi, era una figura che portava in campo una visione: il gioco non è solo corsa e punizione, ma una danza di spostamenti, di linee e di scelte. In questa narrazione, la figura di Collovati emerge come testimone privilegiato di una stagione in cui la solidità difensiva incontrava una spinta offensiva non convenzionale, capace di trasformare l’assetto tattico in una filosofia di squadra.

La figura del Mago della Bovisa e la genesi di una rivoluzione

Il soprannome

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