Il Cerignola si presenta al pubblico con una promessa ambiziosa: fare un calcio sostenibile. Il nuovo presidente Gianni Nardiello, affiancato da una compagine societaria rinnovata, ha incontrato la piazza in una conferenza stampa che ha segnato l’inizio di una fase di trasformazione profonda. “Faremo un calcio sostenibile, sono stati mesi complessi”, ha dichiarato, ricordando la fatica di chi ha lavorato silenziosamente dietro le quinte e l’impegno della tifoseria. L’occasione ha riunito non solo il vertice societario, ma una comunità ampia: imprenditori locali, figure istituzionali, tecnici, staff e rappresentanti dei gruppi organizzati, tutti chiamati a contribuire a una visione condivisa di sviluppo sportivo, economico e sociale. La sala, intrisa di colori arancioni e la quieta vibrazione del tifo, ha respirato fiducia non perché tutto fosse già pronto, ma perché qualcosa di concreto sta davvero cambiando. In quei giorni, la comunità ha percepito una novità: un progetto che non si limita a competere sul campo, ma si propone come laboratorio di responsabilità e di innovazione, capace di generare valore per l’intero territorio.
Una governance rinnovata, una visione comune
La presentazione ufficiale ha segnato una svolta importante sul fronte della governance. Nardiello ha voluto sottolineare che l’ingresso di nuove figure, tra cui Nicola Grieco, rappresenta un passaggio chiave: una struttura più snella, transparente, orientata a una gestione basata su criteri di accountability e di partecipazione. Non si tratta solo di nomi o ruoli, ma di un cambio di paradigma: una gestione che pone al centro la sostenibilità non come slogan, ma come perimetro operativo. Le parole d’ordine sono pluralità di competenze, chiarezza nelle responsabilità, e una catalogazione rigorosa delle priorità: bilancio accurato, programmi di investimento mirati e una cultura del controllo in tempo reale. Grieco, figura esperta e dialogante, è stato indicato come parte essenziale di quel tessuto che intende tessere nuove relazioni con il quartiere, le imprese locali e gli istituti scolastici. L’obiettivo è chiaro: costruire fiducia, cominciare subito a dimostrare risultati concreti e, soprattutto, garantire che ogni euro speso torni indietro in forma di infrastrutture, formazione e opportunità per i giovani.
Questo cambio di leadership arriva in un momento storico in cui il mondo del calcio chiede responsabilità e coerenza tra promesse e azioni. La rinnovata compagine ha indicato una rotta orientata a rendicontazione costante, incontri pubblici periodici e una comunicazione accessibile e trasparente. L’idea non è semplicemente quella di rassicurare i tifosi, ma di creare un ecosistema in cui la vittoria sportiva sia accompagnata da traguardi sociali ed economici misurabili. In questo senso, la conferenza ha funzionato da banco di prova: se la casa è forte alle fondamenta, allora ogni progetto potrà contare su una base stabile per crescere nel tempo.
La sostenibilità come perimetro operativo
La sostenibilità non è un comparto a vela su cui navigare occasionalmente: è diventata la cornice entro cui ogni decisione viene presa. In questa cornice, il club ha definito un perimetro operativo inclusivo che abbraccia figure professionali diverse: esperti di bilancio, legali, tecnici dell’area sportiva, responsabili delle politiche sociali e della comunicazione. Tra le prime misure, una revisione accurata dei conti e una mappa degli investimenti che privilegia progetti a medio-lungo termine: robustezza finanziaria, meno dipendenza da fondi esterni, e una gestione delle risorse che premi la sostenibilità ambientale e sociale oltre al risultato sportivo. È stata ribadita l’urgenza di costruire un modello di entrate più diversificato: formazione del settore giovanile come motore di crescita, accordi di partnership locali, sponsorizzazioni etiche e una filosofia di merchandising pensata per valorizzare la storia e i valori della comunità.
Ma cosa significa concretamente







