La stagione del Cittadella ha avuto fin dall’inizio una promessa di continuità: una società che ama la stabilità, una rosa capace di competere con le squadre del livello medio-basso della B, e una tifoseria che sa riconoscere valori di allenamento, disciplina tattica e crescita del settore giovanile. Eppure, il cammino si è incrociato con una realtà più ruvida: l’eliminazione ai playoff per mano del Ravenna ha cambiato il tono del discorso pubblico e ha acceso una serie di discussioni interne che raramente si manifestano con tale evidenza. Il club, guardando al futuro, sembra pronto a valutare la panchina come un tassello non più immune a riflessioni profonde. In questo contesto, si è aperta una finestra di opportunità e di rischi, con una possibile rivoluzione che, se dovesse concretizzarsi, potrebbe provare a rimettere in carreggiata un progetto che, in molti occhi, merita di essere valorizzato nonostante le delusioni della stagione.
Contesto stagionale e la prestazione ai playoff
L’analisi della stagione del Cittadella parte dal dato sportivo: una posizione di classifica che sembrava garantire la possibilità di raggiungere tratto per tratto una posizione utile ai playoff e, al tempo stesso, una solida base difensiva e un attacco che, pur non spaccando i tabellini, dimostrava una certa costanza. Tuttavia, la realtà ha mostrato una flessione nelle fasi decisive, con una serie di partite che hanno evidenziato lacune in termini di lucidità offensiva e nella gestione delle transizioni. L’eliminazione ai playoff, per quanto frutto di un incrocio sfortunato o di una giornata negativa, ha posto una domanda cruciale: quanto la squadra è stata in grado di sostenere una crescita continua e di reagire alle pressioni tipiche di una stagione intera? E quanto la gestione tecnica è riuscita a tradurre la crescita individuale dei talenti in una performance di squadra superiore? In questi contesti, spesso la risposta non è monca, ma complessa: è una somma di scelte tattiche, di gestione degli spogliatoi, di reazioni agli infortuni e di capacità di adattamento agli avversari.
Il confronto con le altre realtà della categoria, che hanno saputo mixare continuità e impronta chiara di gioco, ha messo in evidenza una serie di segnali: una squadra capace di chiudere i primi tempi in pareggio ma incapace di chiudere la partita, una linea difensiva che funziona su tempi lenti ma fatica in transizione, e un centrocampo che, pur offrendo densità, non sempre regala la profondità necessaria per mettere in crisi le difese avversarie. Il Ravenna, avversario in playoff, ha saputo capitalizzare le opportunità, ma al di là della singola partita, l’impressione è che il Cittadella debba lavorare su una traiettoria di medio-lungo periodo per tornare a competere ai massimi livelli della propria fascia di posizione. I segnali di una stagione non del tutto negativa si intrecciano con quelli di una fase in cui una parte dell’organizzazione ha potuto valutare più accuratamente i margini di miglioramento, e questa valutazione potrebbe tradursi in cambiamenti significativi, soprattutto sul fronte della panchina.
La panchina tra continuità e rischi
In un club che ha sempre dato valore alla continuità, l’ipotesi di un ribaltone in panchina rappresenta una scelta non banale. Iori, figura di riferimento nello staff tecnico, ha costruito una stagione con luci e ombre, offrendo segnali concreti di competenza ma anche segnali di instabilità in momenti cruciali. L’allenatore è stato costantemente il perno attorno a cui si è articolata la gestione, ed è proprio in questa centralità che la critica si fa più tagliente: se la squadra non è riuscita a completare il salto di qualità, la colpa non è da attribuire esclusivamente a singole prestazioni, ma a una filosofia di gioco e a una gestione delle risorse che potrebbe richiedere una revisione. La domanda che molti si pongono è se la direction tecnica possa rimanere allineata con gli obiettivi a medio-lungo termine, oppure se sia necessario introdurre una variante, una figura capace di dare una nuova energia al progetto. Intanto, tra i dirigenti circolano nomi, valutazioni e proposte che mirano a restituire al Cittadella la fiducia di una piazza molto esigente, ma pronta a sostenere una strada di crescita prudente e ragionata.
Il dialogo tra la proprietà, lo staff tecnico e la squadra è stato serrato, con un sottofondo di tensione controllata: non è solo una questione di risultati immediati, ma di filosofia di gioco, di mentalità vincente e di gestione delle risorse. In questo equilibrio delicato, l’eventualità di un cambio di guida tecnica non è una punizione, ma una scelta che può essere interpretata come un investimento in termini di identità, di metodo e di energia positiva capace di riaccendere una fase del campionato che si era ampiamente riempita di aspettative.
Il possibile sostituto: Romano Perticone
Tra i nomi che emergono con maggiore insistenza c’è Romano Perticone. Ex difensore centrale e figura che ha calcato i campi della Serie B con diverse squadre, Perticone viene promosso come possibile







